L'utilizzo del colore in Architettura
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Arti Figurative - L'utilizzo del colore in Architettura - Classe IV B coordinata dal Prof Ferriani

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L'UTILIZZO DEL COLORE IN ARCHITETTURA
Come può influenzare la fruizione della stessa e gli aspetti emozionali che può trasmettere 

Le Corbusier, uno dei maestri del Movimento moderno, sosteneva che se gli edifici possiedono diverse combinazioni di colori allora raggiungono un alto grado di poeticità.
“L'architettura è un fatto d'arte, un fenomeno che suscita emozione, al di fuori dei problemi di costruzione, al di là di essi. La Costruzione è per tener su: l'Architettura è per commuovere.”
A partire dall’eredità sull’integrazione di luci e cromia lasciata dal grande maestro, molti sono gli architetti che nel nostro secolo si sono dedicati al colore, rendendolo elemento identificativo dei propri progetti. Di seguito riportiamo alcuni casi di architettura contemporanea che sono riusciti a combinare architettura e colori in modo particolarmente efficace. 

Il Kilometro rosso
Jean Nouvel è sicuramente uno degli architetti contemporanei che si è maggiormente dedicato alla ricerca e all’utilizzo dei colori nelle sue architetture. Realizzazione interessante per le valenze architettoniche e cromatiche è “il Kilometro rosso”, costruito dall’architetto francese nel parco scientifico tecnologico della Brembo a Stezzano, Bergamo, uno dei suoi progetti cromaticamente più originali. Si tratta di una lunga parete di colore rosso vivace che si snoda parallela all’asse autostradale: struttura che segna il limite dell’area, realizzata con profili di alluminio estruso striato, alta 10 metri e lunga esattamente un kilometro. Per questo progetto vengono scelte le tonalità brillanti del rosso per la loro valenza simbolica, perché riescono a trasmettere il senso di velocità del traffico automobilistico, di direzione netta ma anche di barriera tra il mondo assordante della strada e quello della silenziosa ricerca, incarnato dal parco verde, ma anche come legame con la società committente. Il kilometro rosso è un forte segno architettonico che accosta ed integra due ambiti, un sipario che nasconde e protegge il mondo tecnologico del parco scientifico.

La Serpentine Gallery
Jean Nouvel utilizza le stesse tonalità accese anche per il decimo padiglione temporaneo della Serpentine Gallery, nel 2010 a Kensington Gardens, Londra. In questo caso, però, il rosso viene scelto come colore rappresentativo della città: rosse sono le cabine telefoniche, i bus a due piani e le porte delle abitazioni della capitale inglese. La cromia del padiglione rosso fuoco, così vivace ed intensa, crea un forte contrasto con il contesto verde di Kensington Gardens in cui è inserita. Nel padiglione l’architettura temporanea è progettata sui contrasti: tra il materiale leggero delle coperture e la concretezza del metallo delle strutture, tra le geometrie dei pannelli fissi e la mobilità delle tettoie, tra il verde del parco ed il rosso della struttura che si staglia, per rendere omaggio alla città.
Sia per il Kilometro rosso, che per la Serpentine gallery, l’architetto Jean Nouvel sfrutta il colore come elemento integrante dell’architettura dell’edificio, il colore come mezzo capace di suscitare sorpresa ed emozioni, elementi principali dell’architettura. 

Il
Didden Village
Lo studio di Rotterdam MVRDV (Winy Maas, Jacob van Rijs, Nathalie de Vries), gruppo di progettisti importante nell'evoluzione dell'architettura degli ultimi anni, utilizza in modo simbolico e sperimentale i colori che diventano segno distintivo dei volumi semplici delle loro architetture. Ne è un esempio il “Didden Village”, progetto di ampliamento edilizio di una casa tradizionale a schiera di fine ottocento, che prevede la sovrapposizione di due volumi elementari: due parallelepipedi in cemento dipinti di colore blu con il tetto a falde, senza decorazioni o segni di interruzione, gronde o aggetti tra le superfici. Progetto provocatorio che è la declinazione delle riflessioni sulla città dei progettisti olandesi, la declinazione in architettura di alcune idee pensate per la scala urbana. Attraverso i due volumi enfatizzati dal colore, i progettisti parlano di una "corona in cima al monumento", la corona è rappresentata dalla nuova costruzione e l'architettura tradizionale è il monumento. La corona rappresenta il prototipo possibile per un nuova tipologia di ampliamento delle città storiche, un elemento architettonico evidente che si aggiunge al tessuto urbano esistente. La dimensione fuori scala, la lavorazione plastica quasi scultorea, rendono questo progetto simile ad un oggetto di design fuori scala, un elemento postmoderno tra classico e vernacolare, dove l’architettura gioca con i cromatismi dei volumi e superfici. In questo progetto lo studio olandese denota un’abile capacità di progettare con due colori complementari: un blu freddo per l’esterno e un rosso caldo per gli spazi interni. Il colore blu dei volumi esterni senza soluzione di continuità, plasma la costruzione come se fosse un modello, un plastico di studio piuttosto che il risultato di una costruzione. 

Lo studio Thonik
Le architetture dello studio olandese per la loro semplicità e le loro brillanti tonalità assumono un carattere divertente e fantastico, a tratti ludico e provocatorio. Infatti, in un altro intervento dello studio MVRDV, il progetto dello Studio Thonik ad Amsterdam, il colore è utilizzato per fini simbolici e compositivi. Gli architetti olandesi, inizialmente, avevano adottato la soluzione di un rivestimento arancione dai toni particolarmente vivaci, colore che aveva scatenato il malcontento dei vicini perché a loro avviso l’ edificio non si integrava con la sobrietà del quartiere edilizio. I progettisti raggiunsero così l’accordo di cambiare l’arancione a favore di un verde brillante, dimostrando che il progetto non poteva per sua natura rinunciare al colore. 

Il Mac 567
Lo studio tedesco Sauerbruch & Hutton denota una spiccata sensibilità all’utilizzo dei colori nelle loro architetture, involucri edilizi policromi. Un caso esemplare è sicuramente il “Mac 567”, vastissimo complesso di uffici a Milano, con una facciata modulare in trentaquattro tonalità di colori dal blu, al verde, al rosso. La possibilità di aprire e chiudere le lamelle dei moduli di facciata consente di ottenere efficaci giochi di luce e colori e grandi superfici esterne in continuo movimento. I colori utilizzati sono studiati e ben precisi: il rosso richiama il colore delle case del quartiere storico attiguo all’ area, il verde riprende il parco interno del progetto e il blu ricorda il colore del cielo. 

Il Museo d’Arte Moderna e Contemporanea Brandhorst
Il Museo d’Arte Moderna e Contemporanea Brandhorst costituisce un altro progetto esemplificativo della propensione all’uso dei colori dello studio Sauerbruch & Hutton. In questo progetto si è cercato di rendere l’edificio coinvolgente ed interessante all’esterno per invogliare i visitatori ad entrare. L’effetto è stato abilmente raggiunto per mezzo di una facciata gestita come un grande mosaico astratto di ben ventitré colori, reso vibrante dalla sovrapposizione di stretti moduli colorati e fasce orizzontali e verticali. E’ chiaro come tramite la cromia lo studio tedesco miri a raggiungere un effetto di completa integrazione con il contesto e di mimesi quasi camaleontica. Hutton sostiene, però, che il colore non debba e non possa essere sempre utilizzato in ogni circostanza, tuttavia riconosce ai colori il grande potere di dare tridimensionalità a spazi ed architetture. 

Da questi esempi si comprende come il colore e la scelta dei materiali siano degli elementi fortemente distintivi e in grado di apportare qualità, originalità e creatività ai progetti di architettura. Spesso diventano gli elementi più caratteristici di un progetto mentre altre volte sono presenti in maniera più discreta, rimangono comunque degli elementi progettuali importanti da valutare sia a livello puramente estetico che compositivo e simbolico. 


SUPERFICI E MATERIA

Il colore in architettura contribuisce ad una maggiore comprensione del mondo costruito che ci circonda, essendo fortemente legato al contesto in cui si inserisce e alle sue peculiarità fisiche, paesaggistiche e climatiche.
Il colore, le superfici e la materia in architettura hanno valenze compositive complesse: osserviamo l’applicazione del colore come apporto pittorico su di una superficie - componente decorativa del progetto o elemento fondamentale della composizione architettonica – o la caratterizzazione del manufatto edilizio attraverso l’utilizzo di materiali da costruzione che manifestano già, per loro natura o in seguito a specifiche lavorazioni, una qualità superficiale che non necessita di ulteriori trattamenti. Un muro di pietra, ad esempio, è già matericamente dotato di un proprio colore, carattere, ruvidità o lucentezza, acquisite in seguito a specifiche lavorazioni come le finiture a scalpello piano, subbia, punta.

Altri materiali invece non hanno caratteristiche di finitura tali da essere lasciati così come posati, ed altri che richiedono protezione o caratterizzazione superficiale: ne è un esempio l’intonaco che necessita di un trattamento di coloritura per celare la scarsa qualità liminare del materiale.
L’approccio progettuale più consapevole all’uso del colore e della materia, fa della componente cromatica e materica un elemento importante del linguaggio compositivo architettonico: i colori, la materia e le superfici, la loro composizione e trattamento superficiale contribuiscono in modo profondo a definire l’identità degli spazi ed edifici progettati.

Le scelte progettuali delle opzioni cromatiche e materiche possono essere dettate da molteplici esigenze:
contesto: volontà di inserimento ambientale, o al contrario di dissonanza con l’intorno per enfatizzare l’estraneità dell’edificio in un contesto;
utilizzo di un linguaggio compositivo come appartenenza ad una corrente di pensiero: pensiamo all’architettura razionalista che utilizzava il bianco in opposizione al decorativismo delle architetture dell’epoca;
strutturali: volontà di enfasi o differenziazione degli elementi strutturali da quelli di tamponamento;
caratterizzazione degli spazi interni ed esterni;
differenziazione funzionale degli spazi;
interazione tra volumi, superfici e luce naturale ed artificiale;
valenze simboliche e psicologiche che tengano conto dell’influenza del colore sul benessere psico-fisico delle persone; altri ragionamenti che creano i principi guida del progetto architettonico e che connotano l’identità del manufatto edilizio.

Di seguito vediamo come alcuni progettisti a differenza di altri abbiano preferito affidarsi nei loro progetti alla purezza della materia, dei colori e alla luce che plasma forme e superfici. Tra questi citiamo l’architetto Luis Barragan, attivo negli anni ’20 in Messico, i cui progetti incarnano un senso di profondo misticismo scaturito da grandi superfici colorate dai toni accesi e pastello. I volumi e gli spazi assumono identità plastica e scultorea grazie alla luce radente e i colori conferiscono matericità ai muri grezzi di cemento intonacato. Il risultato è un’architettura immersa in una dimensione senza tempo in cui è la luce a plasmare la materia e i colori e a rivelare la bellezza delle forme e degli spazi.

Anche l’architetto giapponese Tadao Ando è fedele all’impiego del materiale costruttivo, il cemento, nella maggior parte dei suoi progetti, materiale di cui riesce a superare il carattere di pesante massa muraria, sia curando con particolare attenzione la percezione tattile degli spazi, sia con studiati effetti di luce, che fanno apparire tale materiale leggero come pareti di carta di riso.
Nelle sue architetture le pareti cementizie vengono smaterializzate dalla luce che ne disegna forma e profili grazie agli effetti chiaroscurali. L’architettura di Tadao Ando si dimostra una perfetta combinazione di forme pure, uniformità di colori ed estrema leggerezza volumetrica. 

In ambito architettonico negli ultimi anni si sono intensificati lo studio e la ricerca di trame, disegni e texture, così da poter indagare a fondo tutte le sue possibilità cromatiche, estetiche e compositive dei materiali e superfici. A tal proposito esistono casi contemporanei di realizzazioni architettoniche in cui si ricerca maggiormente il trattamento delle superfici rispetto ai puri cromatismi architettonici.
Un esempio è la Caixa Forum a Madrid, degli architetti svizzeri Herzog e De Meuron, in cui viene utilizzato un particolare tipo di acciaio, Cor-ten, come rivestimento esterno dell’edificio. Tale materiale è particolarmente interessante perché muta il suo aspetto con il trascorrere del tempo fino ad un assumere una colorazione quasi arrugginita. 

Steven Holl, architetto americano contemporaneo, nel progetto per gli uffici Sarphatistraat ad Amsterdam, azzarda l’impiego di una griglia di rame verde forato per il rivestimento esterno che permette così di intravedere i pannelli di compensato sottostanti in un continuum di trasparenze particolarmente riuscito. Il risultato è un volume architettonico dall’aspetto poroso che sembra far respirare la materia attraverso lo strato permeabile di rame.

Tradizionalmente in architettura i materiali di rivestimento sono sempre stati associati alla bidimensionalità delle facciate e delle superfici che dovevano ricoprire ma negli ultimi tempi si è assistito ad un generale cambiamento di rotta a favore della ricerca della tridimensionalità anche per le superfici piane. La digitalizzazione informatica e l’impiego sempre maggiore di software avanzati per la definizione di nuove textures ha portato ad un vero e proprio cambiamento nel mondo dell’architettura sia per quanto riguarda l’estetica che per le relative tecniche di produzione. Questa nuova tendenza ha portato alla ricerca di un plasticismo più completo nella definizione dei volumi e degli spazi come nel caso dell’edificio Walch’s Event Catering dello studio tedesco Dietricht Untertrifaller, il cui rivestimento esterno è in tessuto con stampa digitalizzata. 

Il vantaggio della digitalizzazione applicata all’architettura sta nell’opportunità di poter intervenire direttamente e rapidamente sugli spazi e sugli edifici variandone sia aspetti particolari che generali. Esistono poi casi in cui l’architettura si fa “intelligente” e riesce a reagire meccanicamente a impulsi esterni legati all’ambiente e alle condizioni meteorologiche grazie a particolari dispositivi tecnologici. Inoltre con il recente fenomeno dell’architettura sostenibile è aumentata la richiesta di materiali ecocompatibili ed ecosostenibili capaci di tutelare l’ambiente e garantire un minor impatto sull’ambiente. La consapevolezza dell’importanza dell’ambiente che si è diffusa negli ultimi anni ha portato alla riduzione dei consumi e al risparmio energetico attraverso l’impiego di nuove tecnologie ed energie alternative e prediligendo materiali naturali, eco compatibili per eccellenza.


TRADIZIONI CROMATICHE

Il colore, mezzo di comunicazione universale, è capace di garantire qualità estetica ai luoghi e contribuisce a rendere particolarmente vivibile e riconoscibile una città. Attraverso l’utilizzo del colore ogni struttura è capace di caricarsi di un grande forza espressiva scaturita dalla giusta relazione tra volumi e colori. Non si tratta di ricoprire intere superfici e volumi con colori piatti e inespressivi, ma di impiegare tutta una gamma di tonalità e sfumature particolarmente piacevoli all’interno di un ambiente urbano.

Nelle nostre città ogni elemento costruito si configura come un bene culturale che ci rimanda all’identità del luogo e del periodo storico in cui è stato realizzato, poiché racchiude in sé tecniche e scelte materiche strettamente legate alla tradizione culturale, alle tecniche locali e alle disponibilità dei materiali. Il colore è uno degli elementi di rievocazione culturale e componente essenziale della tradizione locale: lo studio dei colori delle nostre città, si configura come momento di riconoscimento dell’identità culturale locale. Passeggiando per una città ciò che percepiamo in modo veloce è il colore degli edifici, il loro accostamento cromatico, e solo in un secondo momento attribuiamo al colore dei valori simbolici e funzionali.

Già dagli anni ’80 l’analisi della cromaticità delle città non è più solamente qualitativa, sono state normate e codificate le tinte degli intonaci e dei serramenti delle facciate col sistema Munsell, attraverso un catalogo ricco di qualche migliaio di campioni di tinte, ampliabili all'infinito con opportune interpolazioni.
Il Piano del Colore, o Progetto Colore delle città, è uno strumento di pianificazione che garantisce e tutela il patrimonio esistente e permette una programmazione delle trasformazioni delle città, migliorando la qualità urbana. Attraverso gli studi e ricerche per la stesura di un Piano del Colore, viene studiata la tradizione cromatica della città, la conoscenza dei materiali e degli elementi costruttivi e di corredo delle facciate degli edifici, per individuare il colore coerente con la storia, la funzione ed il contesto dell’edificio e dare delle regole a supporto delle diverse metodologie d’intervento. La catalogazione storica dei colori tipici della città storiche consente di effettuare, attraverso i piani del colore, azioni di ristrutturazione e restauro.

Il punto di partenza dell’architettura quindi è proprio nella tradizione dei luoghi, studiata in profondità per creare nuovi spazi in bilico tra storia e contemporaneità. La scommessa per l’architettura è quella di progettare manufatti capaci di dialogare con il passato e con il presente, integrandosi e fondendosi completamente con il contesto locale. 


FUTURO CROMATICO

Nella società di oggi il futuro cromatico è assicurato dal largo impiego dei colori in tutti campi artistici. Analizziamo più in particolare quali possano essere gli orientamenti futuri del mondo cromatico in rapporto alla rivoluzione digitale e alle sperimentazioni sulla luce e i colori.
Con l'avvento dell’era digitale è cambiato il nostro approccio al colore, e il nostro modo di percepire e di vivere spazi ed ambienti. L’era digitale ha condizionato non solo il modo di comunicare ma anche le nostre abitudini cromatiche in tutti i campi artistici.. In architettura si preferiscono texture sempre più sofisticate, materiche, che giocano con i cromatismi e creano effetti con la luce, si scelgono tonalità cromatiche sempre più sofisticate rispetto ad uniformi superfici colorate. Le superfici dei materiali vengono trattate seguendo le diverse declinazioni del colore e assumendo, così, aspetti cangianti, vibranti, mutevoli e iridescenti. Attraverso l‘applicazione di nuove texture e trame è possibile creare superfici più interessanti dal punto di vista cromatico, materico e percettivo. Si moltiplicano i progetti di architettura in cui al puro e uniforme colore si preferiscono trattamenti superficiali della materia per ottenere giochi di colore variabili alla luce e al tempo. Luci e colori diventano i veri protagonisti dell’architettura, capaci di plasmare e trasformare ambienti in atmosfere magiche e suggestive Il colore si trasforma in un elemento imprescindibile della materia, capace di interpretare e comunicare al meglio gli scopi e le necessità progettuali.

Il colore può essere interpretato in diversi modi: come elemento puro e astratto, come fenomeno legato alla materia oppure come strumento capace di evocare atmosfere. Negli ultimi anni la ricerca cromatica ha portato all’associazione della luce e dei colori con effetti decisamente interessanti soprattutto grazie all’impiego di nuove tecnologie che hanno permesso la necessaria fusione tra il mondo dei colori e della luce ampliando le possibilità di applicazione. Un esempio efficace sono sicuramente le numerose installazioni realizzate durante il Salone del Mobile di Milano: sempre più spesso gli allestimenti usano le luci e il colore per far comprendere l’efficacia che possono avere nel modificare la percezione di uno spazio o di un oggetto, lo stesso ambiente cambia e si trasforma realizzando atmosfere vibranti e diversissime tra di loro.
Un altro esempio di sperimentazione cromatica in architettura consiste nel rapporto che sussiste tra essa e la natura. Sempre più spesso si moltiplicano i casi in cui è la natura stessa a colorare gli edifici, a ricoprirli con piante e fiori, diventando quasi un elemento dalla duplice valenza naturale ma allo stesso tempo artificiale.

Nel settore della comunicazione non si può immaginare un futuro senza l’impiego dei colori. I colori, infatti, attraverso la loro evidente visibilità e i netti contrasti sono efficaci mezzi comunicativi. Con l’avvento del consumismo nella società contemporanea si è intensificato l’impiego dei colori anche nella realizzazione di showroom, negozi e centri commerciali. Il colore diventa un utile strumento per incrementare la vendita e, oggi, è oggetto di studio sia nell'ambito del merchandising che del marketing. Grazie ad un sapiente uso delle tonalità più intense è possibile trasformare allestimenti poco accattivanti in ambienti decisamente più suggestivi, capaci di sedurre ed attrarre il consumatore. Texture innovative, colorate, led, fibre ottiche e proiezioni dinamiche di superfici, colori ed effetti luminosi riescono a creare atmosfere coinvolgenti, esperienze d’acquisto uniche. 

In campo urbanistico, già da diversi anni, si sono moltiplicati eventi e festival che arredano di luci e colore le capitali europee ed italiane del Design. A Torino, nel periodo natalizio, passeggiando per le vie della città è possibile perdersi nella magia delle atmosfere di “Luci d’artista”. Si tratta di una manifestazione culturale che colora vie, strade, piazze della città contribuendo a riscoprire la bellezza del mondo dei colori nel contesto cittadino. Anche il festival delle luci di Berlino è un ottimo esempio per capire come il colore possa arredare la città e renderla più interessante: ad ottobre monumenti e piazze si illuminano di colori brillanti contribuendo a rendere magica la capitale tedesca. A Lione invece c’è la “Fête des Lumières”, evento di fama internazionale che richiama artisti da tutto il mondo. Durante questo festival la città si veste in modo scenografico con fasci di luce e installazioni luminose per riscoprire le sue bellezze architettoniche. Milano vanta il Led Festival, evento di portata internazionale, che illumina monumenti, strade e palazzi storici con installazioni originali di designer di tutto il mondo. Con tali esempi è facile capire come i colori riescano a trasmettere energia alle città e contribuiscano ad aumentarne il fascino.

Un altro settore importantissimo legato al futuro cromatico è l’ambiente. Il futuro dei colori sembra orientarsi verso un atteggiamento più rispettoso del pianeta. Grazie all’utilizzo del colore è possibile ottenere il recupero di architetture e ambienti, in particolare l’impiego di prodotti che rispettano la natura, contribuiscono ancora di più al raggiungimento di questo obiettivo. A tale proposito Oikos ha realizzato una serie di prodotti con solvente a base acquosa dimostrando una particolare attenzione e sensibilità nei confronti della salute dell’uomo e della natura. I colori infatti hanno la capacità di migliorare sia l’aspetto estetico che la qualità della vita, salvaguardando la nostra salute e l'ambiente.

Per garantire un futuro cromatico bisogna essere certi di non dimenticare il passato. Per questo è necessario mantenere alta l’attenzione al nostro patrimonio culturale, architettonico ed artistico. Lo scopo è di combattere l'omologazione del colore nei contesti cittadini puntando sul recupero e sulla tutela della cultura cromatica del patrimonio architettonico e artistico. Per assicurare un recupero e una tutela dei colori di successo occorre far precedere una fase di studio delle stratificazioni e di indagine storica per assicurarsi di non tralasciare nessun elemento utile al patrimonio storico. La salvaguardia dei centri storici, il restauro, i piani del colore diventano fondamentali per conservare negli anni ciò che abbiamo creato fino ad ora e per dare delle basi al futuro. 

 

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